
Cosa mi ha insegnato il Cammino sul benessere e sui nostri limiti
Era un viaggio che desideravo intraprendere da tempo. Per anni è rimasto lì, tra i pensieri e i progetti da realizzare, in attesa dello spazio interiore prima ancora che del tempo in agenda. Poi, quando ho sentito con chiarezza che era arrivato il momento giusto, ho preparato lo zaino e sono partita.
Non cercavo una sfida prestazionale né una prova di forza: nel mio quotidiano clinico e scientifico, così come nella vita di molti di noi, le sfide e le responsabilità non mancano mai. Ciò che cercavo davvero era un ritorno all’essenziale: avvicinarmi a ciò che conta davvero.
Ho percorso a piedi le ultime cinque tappe del Cammino Francese, partendo da Sarria per giungere fino alla Cattedrale di Santiago di Compostela. Centoquattordici chilometri attraverso i boschi silenziosi, le colline e le antiche vie della Galizia.
Lungo quei sentieri il ritmo quotidiano si trasforma. Siamo abituati a vivere con il pilota automatico, sommersi da urgenze e scadenze, con un sistema nervoso costantemente stimolato. Camminare per ore, immersi nella natura, costringe dolcemente a rallentare. Mi ha regalato paesaggi meravigliosi e, soprattutto, momenti di bellezza semplice che troppo spesso dimentichiamo di osservare: un raggio di luce che filtra tra gli alberi, lo scorrere calmo dell’acqua, il silenzio che rigenera la mente.
Il Cammino mi ha fatto incontrare persone meravigliose, arrivate da ogni parte del mondo. Persone con storie straordinarie, con cui ho condiviso chilometri, silenzi, sorrisi e che porterò per sempre con me. In un cammino così autentico cadono le etichette sociali e professionali; resta l’essere umano nella sua verità.
E poi ci sono stati quegli aiuti inattesi, piccoli gesti di gentilezza autentica trovati esattamente al momento giusto. Nella mia professione parlo spesso dell’importanza del supporto emotivo e della gestione dello stress: lungo la strada di Santiago ne ho vissuto la manifestazione più pura.
Il vero traguardo non è la Compostela
Quando sono arrivata a Santiago e ho ricevuto la Compostela, la credenziale ufficiale del pellegrino, ho compreso una verità profonda: quel documento non era il vero traguardo.
Il viaggio non finisce a Santiago. Il cammino continua dentro di noi.
Perché il cammino è esattamente come la vita. Non possiamo controllare il caldo, la pioggia, la fatica o gli imprevisti che incontreremo lungo la strada. Non possiamo decidere le salite né le intemperie esterne. Ma abbiamo sempre un potere straordinario: possiamo scegliere come affrontarli. Con consapevolezza, con rispetto per noi stessi, con pazienza.
Un passo alla volta.
Buon Camino a coloro che stanno affrontando la propria strada oggi, qualsiasi essa sia.
Che possiate procedere ascoltando il vostro ritmo, trovando forza nella condivisione e bellezza in ogni singolo passo.
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