Intolleranze alimentari: facciamo un po' di chiarezza e sfatiamo alcuni miti

Non perdo peso, sarà a causa delle intolleranze alimentari?

Non perdo peso, sarà a causa delle intolleranze alimentari?

Nel mio ambulatorio, sempre più spesso, arrivano pazienti che mi pongono tutti lo stesso quesito. “Dottoressa, non riesco a dimagrire. Mi sento sempre gonfia/o, anche se mangio sano e in quantità limitata. Sarò intollerante a qualcosa?” oppure “Dottoressa, dopo aver mangiato provo sempre uno strano malessere: sarà intolleranza“?

Le intolleranze alimentari sono un problema diffuso, non sempre di facile diagnosi. Provocano sintomi sfumati, soggettivi, diversi tra loro anche in base alla gravità dell’intolleranza stessa e all’alimento che la provoca. Come si può riconoscere, con certezza, un’intolleranza?

intolleranze alimentari

Intolleranza al lattosio

Intolleranze alimentari: come diagnosticarle

La SIP (Società Italiana Pediatria), in collaborazione con la SIAIP (Società Italiana Allergologia Immunologia Pediatrica) hanno divulgato 5 importanti informazioni,

  1. Allergia e intolleranza non sono la stessa cosa. Infatti, un’allergia alimentare è una problematica che dà sintomatologia immediata e violenta, pochi minuti dopo aver ingerito l’alimento incriminato. Questo perché l’allergia interessa il sistema immunitario e ne scatena la reazione. L’intolleranza, invece, provoca una sintomatologia molto più sfumata, spesso complicata da inquadrare in un quadro diagnostico se non dopo lungo tempo.
  2. Molti test diagnostici non sono affidabili. Se si sospetta di soffrire di allergie o intolleranze alimentari, o si pensa che ne soffrano i propri bambini, è importante rivolgersi al medico di fiducia. E’ bene evitare i test “fai-da-te” o quelli acquistabili o praticabili in farmacia perché non tutti attendibili. Si possono ottenere falsi positivi che porterebbero a eliminare dalla propria dieta, o da quella dei bambini, nutrienti importanti.
  3. I sintomi delle intolleranze alimentari si accusano principalmente a livello gastrointestinale con cattiva digestione, fermentazione, senso di gonfiore e pesantezza addominale, alterazioni dell’alvo. A volte possono manifestarsi anche sintomi correlati come stanchezza, sonnolenza, mal di testa. Le allergie, invece, si palesano con crisi violente e immediate, che includono rush cutanei e improvvise difficoltà respiratorie che possono anche evolvere in situazioni di emergenza sanitaria, come lo choc anafilattico.
  4. L’intolleranza al lattosio può essere scientificamente verificata con un apposito esame allergologico, chiamato Breath Test. Si tratta di calcolare la quantità di idrogeno presente nell’aria espirata dal paziente dopo aver assunto lattosio.
  5. A volte, un’intossicazione da sgombroidi può essere confusa con un’allergia alimentare verso il pesce. Se si pensa di essere allergici al pesce, prima di eliminarlo dalle proprie abitudini alimentari, è bene effettuare dei controlli incrociati per escludere l’eventualità di un’intossicazione.

Il Decalogo delle Intolleranze Alimentari

Esiste un documento ufficiale, il “Decalogo delle Intolleranze Alimentari“, stilato e condiviso dalle maggiori Società Scientifiche, tra cui l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), di cui faccio parte. (Associazione Nazionale Dietisti, Federazione dell’Ordine dei Medici e Ministero della Sanità). Trovate il pdf a questo link:  file:///C:/Users/Maria/Downloads/Decalogo_intolleranze_alimentari_corretto_senza_ministero%20(2).pdf

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Decalogo per gestire le intolleranze alimentari

Tale documento racchiude le 1o più importanti informazioni utili per gestire un problema di intolleranze alimentari. Contestualmente, sfata anche alcuni miti. Vediamolo insieme punto per punto

1. Le intolleranze alimentari non causano sovrappeso o obesità.

Quindi no, se si fa fatica a mantenere il peso-forma o a dimagrire non è colpa di un’intolleranza. Più realisticamente questo fenomeno è da attribuire ad errori nella gestione del protocollo dietetico o nelle proprie abitudini alimentari.

2. No all’autodiagnosi

Se è vero che spesso i pazienti sono spesso i “primi medici di se stessi”, in quanto possono raccontare una sintomatologia precisa che aiuta tantissimo nel fare la diagnosi, questa deve comunque essere validata da un medico specialista.

3. Non fidarsi di personale non qualificato

Non fidarsi di test per intolleranze effettuati da figure professionali non specificamente competenti, anche se operano in strutture sanitarie. L’unica persona che può fare una diagnosi è il medico.

4. Non fare affidamento su test senza fondamento scientifico.

I test non scientificamente riconosciuti sono: dosaggio IgG4, test citotossico, Alcat test, test elettrici (vega-test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest), test kinesiologico, dria test, analisi del capello, iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

5. Non escludere alimenti dalla propria dieta senza che l’abbia prescritto il medico.

Eliminare alcuni alimenti dalla propria alimentazione, se non necessario per effettive intolleranze alimentari, può creare importanti e gravi carenze nutrizionali, specie nei bambini o nei ragazzi in crescita. Prima di escludere del tutto un cibo dalla propria tavola, quindi, è importante avere una diagnosi affidabile e tutti gli strumenti e le informazioni utili per poter equilibrare la propria alimentazione al fine di sopperire i nutrienti eliminati.

6. La dieta è una terapia

La dieta contro le intolleranze alimentari è da considerare una vera e propria terapia, per una vera e propria patologia. Va da sé, pertanto, che debba essere prescritta e controllata da un medico.

7. Dieta e glutine

Molte persone, convinte di essere intolleranti al glutine o che questa proteina contribuisca all’aumento di peso, scelgono di eliminarla dalla propria alimentazione. E’ consigliabile non farlo, se non viene prescritto dal medico dopo una diagnosi certa di celiachia, che si effettua con specifiche analisi del sangue (le trovate elencate qui: https://www.humanitas.it/visite-esami/test-per-la-diagnosi-di-celiachia) e, in alcuni casi, con l’indagine sulla salute dei villi intestinali. L’eliminazione del glutine, da valutare attentamente, è comunque consigliata  dal medico in altre condizioni. Dunque il medico stesso potrà preparare una richiesta di dieta priva di glutine per il dietista nutrizionista. Qualora il glutine dovesseessere eliminato, la porzione di carboidrato pottrà essere rappresentata da riso, grano saraceno

8. Dieta e latticini

E’ sconsigliabile escludere latte e derivati dalla dieta, soprattutto mi riferisco ai bambini, se non ci sono indicazioni mediche in tal senso. In caso sia necessario eliminare latte e derivati dalla dieta, far attenzione che l’alimentazione soddisfi i fabbisogni di calcio dell’organismo.

9. A chi rivolgersi per una diagnosi certa e corretta?

In prima battuta è consigliabile rivolgersi al proprio medico di base o pediatra. Che, fatta una prima anamnesi, probabilmente consiglierà un percorso diagnostico di approfondimento presso degli specialisti come allergologi, endocrinologi, diabetologi, gastroenterologi.

10. Non cedere alla tentazione di servirsi di Internet per formulare auto-diagnosi

Le informazioni che corrono sul web non sempre sono attendibili né supportate da fonti scientifiche. Per evitare di spaventarsi o di eliminare erroneamente alimenti importanti dalla propria dieta è meglio non consultare mai Internet ma il proprio medico di fiducia.

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Intolleranza al Glutine (celiachia)

Sospettate di soffrire di intolleranze alimentari? Avete qualche sintomo che vi preoccupa? Consultate allora il vostro medico di base, che vi indirizzerà da uno specialista che potrà seguirvi e consigliarvi al meglio, individuando, eventualmente, allergie o intolleranze.

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